06/12/2005
Inserito un articolo su "Le Crociate" ed un intervista ad Orlando, entrambi da un giornale spagnolo (--> Articoli/Stampa Estera);
inseriti anche 5 articoli su Orlando ed i suoi film (--> Articoli/Stampa Italiana).
inserted one article about "Kingdom of Heaven" and one interview at Orlando from a spanish magazine (--> Articoli/Not-italian articles); inserted 5 articles about Orlando and his films (--> Articoli/Italian articles).
ULTIME NOVITA'
28/10/2005 da Repubblica.it
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Lo abbiamo conosciuto vestito da elfo, con le orecchie a punta e l'arco sulle spalle, camminare leggiadro sulla neve senza lasciare orme nella fantastica trilogia del Signore degli Anelli. Quindi spadaccino accanto a Johnny Depp nella Maledizione della prima luna. Poi diventare cavaliere e combattere in Terra Santa nelle Crociate di Ridley Scott. E ancora, nei panni di Paride a fianco di Achille-Brad Pitt nel kolossal Troy. Orlando Bloom continua la sua veloce ascesa nel regno delle star e finalmente appare senza armi, corazze e scudi, protagonista del nuovo film scritto e diretto da Cameron Crowe, Elizabethtown, con Kirsten Dunst e Susan Sarandon.
Messi da parte gli eroi e i personaggi epici, questa volta l'attore inglese, nato nel '77 a Canterbury, ha perso il suo accento britannico e ha indossato abiti firmati per interpretare Drew, un giovane disegnatore di scarpe di talento che vede improvvisamente la fine della carriera quando un suo brevetto porta quasi al fallimento la ditta per cui lavora. "Sto bene" continua a ripetere a quelli che presto saranno ex colleghi. Ma è costretto a rimandare le conseguenze del suo fiasco professionale quando riceve la telefonata di sua sorella che gli comunica che il padre è morto.
Drew viene allora incaricato dalla madre (Susan Sarandon), di recuperare la salma del padre, che è morto mentre si trovava dai suoi parenti a Elizabethtown, in Kentucky, e riportarla a casa a Portland, nell'Oregon. Durante il viaggio in aereo conosce Claire (Kirsten Dunst), una hostess particolarmente apprensiva, che intuisce la situazione e decide che Drew ha bisogno di un aiuto.
Claire diventa la persona giusta al momento giusto, e con dosi massicce di vitalità e ottimismo lo assiste, discreta, in quella difficile e concitata fase in cui deve preparare i funerali e prendere decisioni conciliando le richieste della madre con quelle di zii, parenti e vecchi amici del padre, che conosce appena. E, anche se da lontano, lo accompagnerà anche nel suo ritorno a casa, nel lungo viaggio in macchina in cui Drew riuscirà finalmente a schiarirsi le idee e a ritrovare se stesso.
La versione non definitiva del film, che è stato prodotto da Tom Cruise, è stata presentata con successo all'ultima Mostra di Venezia, dove le fan si sono scatenate per Bloom, consacrato sex-symbol e divo affermato. L'edizione definitiva sarà nelle sale dal 4 novembre (distribuito da Uip).
La bionda Kirsten Dunst ce la mette tutta nel ruolo della ragazza di provincia che sa ascoltare e incitare il depresso e affascinante Drew. L'attrice, nata nel New Jersey nell'82, ha cominciato giovanissima a lavorare in alcuni spot pubblicitari. Nell'89 debutta al cinema in New York Stories e da allora ha partecipato a decine di film. Di recente è apparsa nei due capitoli di Spiderman nel ruolo di Mary Jane, in Mona Lisa smile, e in Eternal sunshine of the spotless mind (da noi uscito come "Se mi lasci ti cancello"). Susan Sarandon ha una parte secondaria, ma è memorabile nel suo monologo sulla perdita del marito Mitch, o meglio, sulla sua nuova condizione di vedova.
Cameron Crowe gioca ancora una volta con elementi autobiografici e realizza una commedia sentimentale molto distante da Vanilla Sky (una personale rivisitazione dello spagnolo Abre los ojos di Alejandro Amenábar) e soprattutto da Almost famous, forse più vicina al corale Singles (1999). E' lo stesso regista a raccontare che con questo film ha voluto ricordare suo padre.
Era il 1989 quando il giovane cineasta esordì con Say Anything..., all'epoca suo padre andò in Kentucky dalla famiglia per condividere la notizia del successo del figlio, quando fu colpito da un fatale attacco di cuore. Dopo i funerali, Crowe non era più tornato in Kentucky ma qualche anno fa, accompagnando la moglie, Nancy Wilson, impegnata in un tour con il suo gruppo rock, gli Heart, si è trovato nuovamente "davanti alle colline blu elettrico" e ha avuto l'ispirazione per fare questo film.
Elizabethtown condivide con i precedenti una accurata selezione musicale, redatta personalmente dal regista, ex corrispondente di "Rolling Stone", che per raccontare le emozioni del protagonista e i paesaggi del Kentucky ha scelto una raccolta di brani che lui stesso ha definito "la grande radio americana. Tra gli altri ci sono It'll all work out di Tom Petty, My father's gun di Elton John, oltre naturalmente ai brani della moglie, Nancy Wilson, da sempre consulente e autrice delle musiche dei suoi film.
Il viaggio emotivo di Drew è anche una traversata degli Stati Uniti: prima in aereo da Portland, nell'Oregon, fino a Louisville, in Kentucky. Da lì prosegue in macchina fino a Elizabethtown, città che sorge lungo la strada che collega Louisville a Nashville, nel Tennessee. Al ritorno, in un itinerario in macchina, fa tappa a Memphis, poi a Eureka Springs, in Arkansas, e a Beaver, un villaggio di 95 abitanti scelta per il ponte giallo sospeso sul fiume White, per terminare a Scottsbluff, nel Nebraska.
Un viaggio intenso e affascinante che ha profondamente colpito Orlando Bloom che, dopo le riprese, ha preferito tornare in California da solo in auto. "Io e il mio cane siamo saliti in macchina e ci siamo messi in viaggio. Durante il tragitto continuavo a sorprendermi per la bellezza e la vastità del paesaggio degli Stati Uniti" ha raccontato l'attore inglese al suo ritorno. Se ha stupito lui, che ha attraversato la Terra di Mezzo e ha combattutto in Terra Santa, c'è da fidarsi.
Rita Celi
22/10/2005 da Musicalnews.com
Elizabethtown, il nuovo film di Cameron Crowe con una colonna sonora rock
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14/09/2005
da
Primissima.it Elizabethtown: in
fuga dal successo Le questioni di vita o
di morte sono sempre più importanti di qualsiasi successo...il viaggio di
Orlando Bloom lo trasforma in una persona completa e migliore. Diventa vivo per
la prima volta. Mi piacerebbe pensare che le persone si sentino cambiate dalla
metafora di questo film e che intravedano qualcosa mai notato prima di entrare
al cinema." Susan Sarandon che nel film interpreta la madre di Orlando
Bloom nota: "Questo film ha il potere di svegliarti: spesso chi è così fortunato
da avere un tetto sulla testa, dell'acqua corrente e una famiglia non sa di
essere così fortunato. Sono diventata ciò che sono grazie al fatto che tutti i
miei piani sono falliti. Le catastrofi hanno cambiato la mia vita e mi hanno
costretto a reagire. Personalmente amo molto recitare, perché una brava attrice
deve restare sveglia e pronta ad aspettare ogni momento per dare il meglio di
sé. Un po' come nel film credo che tutti quanti dobbiamo fare i conti con la
morte e sapere goderci fino in fondo quello che stiamo vivendo. Non che io dorma
in una bara, ma sono certo molto cosciente della presenza della morte nelle
nostre vite." Kirsten Dunst spiega: "Dopo avere letto la sceneggiatura
sono rimasta innamorata di questo personaggio e quando ho conosciuto Cameron ho
capito come la musica per lui sia una forma di comunicazione presente nella sua
vita e nel suo cinema. C'è una maniera migliore per comunicare?"
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Antonio Ranalli
19/10/2005 da DgMag.it
"Tutti si domandano se gli attori inglesi siano in grado di parlare con accento
americano. Ebbene lo siamo…" Così Orlando Bloom protagonista di
Elizabethtown di Cameron Crowe scherza con la stampa durante la
presentazione del film interpretato al fianco della fascinosa Kirsten Dunst.
Una pellicola estremamente originale che racconta il viaggio di un ragazzo nel
cuore dell'America allo scopo di andare a recuperare il corpo di suo padre morto
mentre era in visita ai parenti in Kentucky. Un film dominato da una grande
colonna sonora che il regista ha utilizzato prima, durante e dopo le riprese:
"La musica per me è una grande ispirazione e per tutti gli attori. Dal mio punto
di vista serve a completare la storia e a capire, nel tuo cuore e nella tua
anima, le parole e le immagini. Utilizzo moltissimo la musica anche sul set per
creare un ambiente creativo. Tutti siamo grandi amanti della musica e per questo
credo che serva a raccontare meglio le storie che si vogliono mostrare al
pubblico. Mi piace lavorare così..." Elizabethtown - secondo il regista -
è soprattutto una riflessione sul successo: "In America siamo ossessionati dal
successo. Mi piace pensare che il personaggio di Orlando Bloom - all'inizio -
sia tormentato dal successo e che - poi - pian piano scopra come la vita cambi
di fronte ad una vera tragedia.
da Saimicadove
Direttamente da Venezia: la rivincita di Orlando Bloom
Il primo week-end alla Mostra del Cinema di Venezia ci ha mostrato molte pellicole del concorso, da un Takeshi Kitano minore ad un ripetitivo Park Chan Wook, dal sorprendente Krzystof Zanussi (il suo "Persona non grata" merita più di un premio…) al favolistico Terry Gilliam coi suoi "Fratelli Grimm" (e la strega Monica Bellucci).
Ma quello che veramente ha colpito in questo fine settimana è stato, in mezzo ai tanti film del fuori gara ("Casanova", "Four Brothers", lo sperimentalismo di Soderbergh), la scoperta del vero talento di Orlando Bloom, finalmente spoglio da mise medievali e alle prese con la sua prova migliore nel piccolo capolavoro di Cameron Crowe, "Elizabethtown": lasciato dalla fidanzata, licenziato dal lavoro e col padre morente, nel ritorno verso casa il personaggio da lui interpretato scoprirà, grazie ad una bellissima hostess (Kirsten Dunst), la gioia di vivere. Tra tutti i film presentati finora, quello di Crowe risulterebbe da Leone d’Oro (se non fosse che non può partecipare all’assegnazione), e Bloom è veramente in forma, tanto che ci siamo già dimenticati che è stato anche Legolas…
Jonathan Lucchesi
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04/09/2005 da Reflections.it
Bloom in viaggio per ritrovarsi
L’attore inglese con Kirsten Dunst in “Elizabethtown” di Cameron Crowe.
La fama di Cameron Crowe ha indubbiamente il suo fondamento. Dal suo esordio con Almost Famous, passando per Singles e Jerry Maguire ha sempre dimostrato di essere un ottimo osservatore dei cambiamenti ed un narratore capace di utilizzare la musica come forte elemento descrittivo, eppure continua a stupire regalando una vicenda che trova la sua originalità nell'equilibrio tra la vita e la morte. Affiancato da Orlando Bloom, Kirsten Dunst ed una affascinante Susan Sarandon il regista ha presentato il suo Elizabethtown alla 62ª edizione del Festival di Venezia nella sezione fuori concorso, ricevendo consensi ed elogi per esser riuscito a realizzare un'opera all'interno della quale appare evidente l'importanza assunta da uno script scritto ad arte. «Ho voluto iniziare questo film con una morte - esordisce Cameron Crowe - Mi rendo conto di come possa essere insolito, ma desideravo realizzare un viaggio di riscoperta dei valori più importanti ed onesti della nostra vita. È per questo che ho voluto cominciare con una fine e terminare con un inizio». Elizabethtown è una cittadina del Kentucky che il giovane Drew (Orlando Bloom), con alle spalle un fallimento professionale ed una chiaro desiderio di suicidio, dovrà inaspettatamente rivisitare a causa dell'improvvisa morte del padre. Qui conoscerà per la prima volta parte della propria famiglia e capirà cosa vuol dire far parte di una comunità forte ed ingombrante, intrecciando anche una relazione romantica con la positiva e vitale Claire (Kirsten Dunst). Al termine di un viaggio lungo gli stati del Sud guidato da una mappa fatta di umanità e musica, Drew troverà finalmente l'equilibrio per accettare un nuovo inizio.
«Orlando interpreta un giovane in preda alla smania di successo e con la fobia di un fiasco», continua Crowe. «Eppure il suo viaggio lo porta ad essere una persona più completa. Scopre i valori dell'amore, della famiglia ed il piacere di far parte di una comunità. Distolto dalle lusinghe e dai timori di una carriera scoprirà quelli che sono gli elementi di una vita reale». Un viaggio che il regista non ha caratterizzato solamente attraverso delle immagini, ma ha arricchito attraverso una colonna sonora particolarmente curata che diventa parte stessa della narrazione. «La musica è sempre stato un elemento veramente importante per me - chiarisce il regista - La musica è una ispirazione. Mi piace quando riesce a completare una storia. In questo caso l'ho voluta utilizzare per creare un ambiente particolare, per vedere quale effetto era capace di creare tra i protagonisti». Ed a proposito di cast quello ottenuto per Elizabethtown è stato capace di unire il carisma ed il talento di Susan Sarandon con l'attitudine alla commedia di Kristen Dunst per offrire ad un inedito Orlando Bloom un ruolo straordinariamente ben gestito. «Per me lavorare con Cameron ha rappresentato veramente una grande occasione - confessa l'attore inglese - Per la prima volta non mi sono dovuto sottoporre a nessuno sforzo fisico per prepararmi alle scene ma, in compenso, mi sono trovato a dover lavorare molto sulla lingua per assimilare il tipico slang americano. È stato abbastanza duro ma credo di esserci riuscito. Essere su un set di Cameron è una esperienza realmente particolare. La musica ti segue sempre, invade lo spazio ed il tempo. In realtà sembra dare proprio una irriverente gioia al tempo che sul set è la cosa più preziosa e dispendiosa. Credo che da oggi per me sarà veramente difficile lavorare senza musica».
Tiziana Morganti
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da Badtaste.it
Pirati dei Caraibi 2: Stop alle riprese…fino ad Agosto
Pausa estiva per Dead Man’s Chest, il secondo episodio di Pirati Dei Caraibi. Le riprese alle isole Bahamas sono ferme, la lavorazione riprenderà ad agosto anche per permettere a Johnny Depp di pubblicizzare La Fabbrica di Ciccolato…
Una pausa nelle
riprese era prevista, ma non con due settimane in anticipo. Come da programma,
tuttavia, la lavorazione riprenderà a metà Agosto a Los Angeles, mentre una
unità tornerà alle isole Bahamas per terminare le inquadrature in esterni di
Dead Man's
Chest.
I problemi sono stati dati principalmente dal brutto tempo, che a quanto
pare ha impedito le riprese in mare. La pausa tuttavia sarà utile a
Johnny Depp,
che a partire dai primi di Luglio sarà impegnato in diverse conferenze stampa
per pubblicizzare La Fabbrica di Cioccolato di
Tim Burton.
Questo aveva costretto la produzione a programmare la maggior parte delle
riprese dedicate a Depp entro Luglio, ma la pausa forzata della lavorazione ha
impedito la conclusione di tali riprese. Fortunatamente gli esperti della zona
sostengono che a Settembre il mare è estremamente calmo, e così probabilmente si
potranno concludere le inquadrature in quel periodo.
Intanto, l'isola di
Saint Vincent
ha ringraziato pubblicamente sul sito il cast e la crew di
Pirati
dei Caraibi
per aver scelto l'isola per le riprese. I maggiori vantaggi tuttavia li sta
avendo l'isola di
Grand Bahama,
come riporta il Nassau Guardian, che grazie al lavoro procurato dalle riprese
del film sta diventando una vera e propria capitale cinematografica della
regione.